Un audit SEO è una verifica ordinata di ciò che impedisce al sito di essere trovato, capito e scelto su Google, e si chiude con un elenco di interventi in ordine di priorità. Si parte dai dati che Google fornisce in Search Console, non dal punteggio di un software esterno: Google ricorda che quegli strumenti non hanno accesso ai suoi dati interni di ranking.
Quando conviene fare un audit SEO?
Ci sono momenti in cui un audit ripaga il tempo che richiede, perché le decisioni che seguono dipendono da quello che trova:
- Prima di iniziare un lavoro SEO, per sapere da dove si parte e misurare poi i progressi.
- Prima e dopo una migrazione o un restyling, per confrontare lo stato del sito: i passaggi sono nella checklist per la migrazione.
- Quando il traffico organico cala e non c'è un motivo evidente.
- Prima di scegliere un'agenzia, per avere una base comune su cui confrontare le proposte.
Se il calo coincide con un aggiornamento principale di Google, non avere fretta. Google consiglia di aspettare almeno una settimana dopo la fine del rilascio e poi confrontare i dati con un periodo precedente all'aggiornamento: prima di allora i numeri raccontano un cambiamento ancora in corso.
Google vede davvero le pagine che contano?
È la prima domanda perché tutto il resto dipende da questa. Il report Indicizzazione delle pagine elenca le pagine indicizzate e quelle escluse, con il motivo: errori del server, redirect in catena o in loop, blocchi del robots.txt, regole noindex, soft 404, duplicati per cui Google ha scelto un canonical diverso dal tuo. Google avverte che una pagina non indicizzata non è per forza un errore: va capito se doveva esserlo.
Sulle pagine importanti usa lo strumento Controllo URL. Ti dice se la pagina è indicizzata, quale versione canonica ha scelto Google e com'è la pagina vista da Google, con uno screenshot e il codice dopo l'esecuzione del JavaScript. Controlla anche il report Azioni manuali: se c'è una segnalazione, va risolta prima di qualsiasi altra cosa.
Quali controlli tecnici fare sulle pagine?
Per questa parte serve un crawler, un programma che visita il sito come farebbe Googlebot e registra lo stato di ogni URL. Questi sono i controlli che non possono mancare:
- Codici di risposta: le pagine utili rispondono 200, quelle eliminate 404 o 410, nessun errore 5xx ricorrente.
- Redirect: nessuna catena lunga né loop, e i link interni puntano già alla destinazione finale.
- Duplicati e canonical: una sola versione per ogni contenuto (con o senza www, con o senza barra finale, con parametri) e un canonical coerente.
- Link interni: nessuna pagina importante raggiungibile solo dalla sitemap o dalla ricerca interna.
- JavaScript: i contenuti principali compaiono nella pagina che Google visualizza.
- Versione mobile e HTTPS su tutte le pagine e le risorse.
- Velocità: i dati reali del report Core Web Vitals, affiancati alle misure di laboratorio di PageSpeed Insights per trovarne le cause.
- Dati strutturati validi nel Test dei risultati avanzati e coerenti con il testo visibile.
- Immagini leggere e con un testo alternativo descrittivo quando portano informazione.
Una nota sui dati strutturati: dal 7 maggio 2026 Google non mostra più il risultato avanzato con le domande frequenti. Se un audit ti propone lo schema FAQ per guadagnare spazio nei risultati, quel vantaggio non esiste più. L'analisi approfondita della velocità, fino a codice e risorse caricate, è un lavoro a parte che descriviamo nell'audit di performance.
Come si valutano i contenuti senza contare le parole?
La lunghezza non è un criterio: Google scrive che non esiste un numero di parole minimo o massimo che favorisca il ranking. Servono domande diverse, come quelle che Google propone per autovalutare i contenuti: offrono informazioni o analisi originali? Chi li ha scritti conosce l'argomento? Chi arriva da Google trova ciò che cercava o deve fare un'altra ricerca?
Poi si passa ai controlli pagina per pagina. Ogni pagina deve avere un title descrittivo e diverso dalle altre e una meta description che riassume proprio quella pagina. Se due pagine rispondono alla stessa ricerca si fanno concorrenza, e spesso conviene unirle in una più completa. Le pagine con informazioni superate vanno aggiornate davvero, non solo nella data; quelle senza visite né link vanno migliorate, accorpate o tolte.
Qui l'audit richiede giudizio umano. Un software trova i title duplicati, ma solo chi conosce l'azienda sa quale pagina deve rispondere a quale domanda. Negli e-commerce il lavoro include anche categorie, filtri e varianti di prodotto: ne parliamo nella guida alla SEO per e-commerce.
Cosa guardare nei link e nella reputazione?
Il report Link di Search Console mostra quali siti rimandano al tuo e quali pagine ricevono più link, esterni e interni. In un audit serve a capire quali pagine hanno autorità da proteggere e quali pagine importanti non sono collegate da nessuna parte, a volte nemmeno dal tuo menu.
Sui link sospetti serve prudenza. Google spiega che nella maggior parte dei casi sa riconoscere da sé i link non attendibili e che lo strumento per rifiutarli va usato solo con molti link artificiali che hanno causato, o potrebbero causare, un'azione manuale. Un audit che propone di rifiutare centinaia di link senza un'azione manuale in corso rischia di farti lavorare per niente.
Come si trasforma l'elenco dei problemi in un piano?
Un audit utile non consegna centinaia di avvisi: li raggruppa e li mette in ordine. Anche Google si aspetta da un audit stime realistiche dei miglioramenti e del lavoro necessario. Per arrivarci, ogni problema si valuta con quattro criteri:
- Impatto: quanto pesa la pagina coinvolta in visite, contatti o importanza commerciale.
- Estensione: un errore nel template tocca tutte le pagine di quel tipo, uno su una singola pagina può aspettare.
- Sforzo e responsabile: cosa si corregge dal CMS, cosa richiede lo sviluppatore, cosa richiede contenuti nuovi.
- Dipendenze: prima indicizzazione e redirect, poi contenuti e link, altrimenti si lavora su pagine che Google non vede.
Il risultato è un documento breve, diviso tra problemi bloccanti da risolvere subito, interventi importanti da pianificare e dettagli da mettere in lista. Per ognuno: cosa si vede, perché conta e come si risolve, scritto in modo che lo capisca anche chi non si occupa di SEO.
Per KEY, società di mediazione creditizia di Milano, siamo partiti proprio da un audit tecnico. Da lì sono arrivati gli interventi su struttura dei contenuti, title e meta description, canonical, dati strutturati, FAQ e collegamenti interni, insieme alla configurazione di Search Console e all'invio della sitemap.
Un audit dovrebbe chiudersi con un piano di lavoro, non con un punteggio: è così che lo imposta la nostra agenzia SEO, e per iniziare ci basta l'accesso in lettura a Search Console.
Domande frequenti
Ogni quanto va fatto un audit SEO?
Un audit completo ha senso all'inizio di un progetto, prima e dopo una migrazione e quando il traffico cala senza un motivo chiaro. Nel resto dell'anno bastano controlli periodici dei report di Search Console, che segnalano molti problemi di indicizzazione.
Un audit fatto con uno strumento automatico basta?
Uno strumento automatico trova errori tecnici ripetitivi, come title duplicati o redirect in catena, ma non sa quali pagine contano per il tuo business né se i contenuti rispondono alle domande dei clienti. È un buon punto di partenza, che va letto e ordinato da una persona.
Quali accessi devo dare per un audit SEO?
Google consiglia di dare a chi fa l'audit solo l'accesso in lettura a Search Console. Può servire anche la lettura di Analytics, per collegare le pagine alle conversioni; non servono accessi in modifica al sito.
L'audit SEO comprende anche la velocità del sito?
Controlla i Core Web Vitals e segnala le pagine lente. L'analisi approfondita delle cause, fino al codice e alle risorse caricate, è un lavoro specifico di performance che si può fare insieme all'audit o separatamente.





