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Cos'è la SEO e come funziona per un'azienda

Come funziona la SEO per un'azienda: cosa fa Google prima di mostrare un sito, da cosa dipende la posizione e quali lavori servono davvero.

Tempo di lettura: 6 min

Blog redesign · SEO

Cos'è la SEO e come funziona per un'azienda

La SEO è il lavoro che serve perché Google trovi le pagine del tuo sito, capisca di cosa parlano e le mostri quando un potenziale cliente cerca quello che offri. Per un'azienda vuol dire avere un sito che Google riesce a leggere, pagine che rispondono alle domande vere dei clienti e una reputazione costruita anche fuori dal sito. Le posizioni non si comprano: Google non accetta pagamenti per migliorare il ranking.

Cosa succede prima che Google mostri una tua pagina?

La Ricerca Google lavora in tre fasi, e non tutte le pagine le superano. Conoscerle ti serve a capire dove può incepparsi il tuo sito.

  • Scansione: Googlebot scopre gli URL seguendo i link e leggendo le sitemap, poi scarica le pagine e le visualizza come un browser recente. Si ferma se il server risponde con errori, se il robots.txt gli vieta l'accesso o se i contenuti richiedono un login.
  • Indicizzazione: Google analizza testo, title, attributi alt, immagini e video, raggruppa le pagine molto simili e sceglie quale mostrare, la cosiddetta versione canonica. Una pagina di scarsa qualità o con una regola noindex resta fuori.
  • Pubblicazione dei risultati: quando qualcuno cerca, Google sceglie tra le pagine indicizzate quelle più pertinenti e utili, tenendo conto anche di posizione, lingua e dispositivo di chi cerca.

Search Console, lo strumento gratuito di Google per chi gestisce un sito, ti dice in quale fase si fermano le tue pagine e perché. È il primo posto dove guardare, prima di qualsiasi software a pagamento.

Da cosa dipende la posizione in cui compari?

Google usa sistemi di ranking automatici che esaminano molti fattori e non pubblica i pesi di ciascuno. Nella documentazione ufficiale però ne descrive la logica, che per un sito aziendale si traduce così.

  • Pertinenza: la pagina deve trattare proprio quello che la persona cerca. I sistemi di Google riconoscono sinonimi e concetti collegati, quindi conta coprire bene l'argomento più che ripetere una parola chiave.
  • Utilità e affidabilità: Google premia i contenuti creati per le persone, con informazioni originali, fonti chiare e un autore riconoscibile. Il sistema sui contenuti utili, annunciato nel 2022, dal marzo 2024 è parte dei sistemi principali.
  • Link da altri siti: PageRank, che valuta i collegamenti tra le pagine, è ancora uno dei sistemi principali, ma è un segnale tra molti.
  • Esperienza sulla pagina: Google conferma che i Core Web Vitals sono usati dai sistemi di ranking, accanto ad aspetti come HTTPS e una buona resa da smartphone.

Per i Core Web Vitals esistono soglie precise: una pagina è in buona salute se LCP resta entro 2,5 secondi, INP entro 200 millisecondi e CLS entro 0,1 per la gran parte delle visite. Google precisa però che buoni valori non garantiscono le prime posizioni e che inseguire il punteggio perfetto solo per la SEO può non valere il tempo speso. Li spieghiamo nella guida ai Core Web Vitals.

Quali lavori rientrano nella SEO di un sito aziendale?

Nella pratica il lavoro si divide in aree che si influenzano a vicenda. Trascurarne una limita le altre: un testo eccellente su una pagina che Google non indicizza non porta visite.

  • SEO tecnica: scansione e indicizzazione, redirect, canonical, velocità, versione mobile, dati strutturati.
  • Architettura: quali pagine esistono, a quale ricerca risponde ciascuna e come si collegano con i link interni.
  • Contenuti: pagine di servizio e articoli che rispondono alle domande dei clienti, scritti o rivisti da chi conosce il mestiere.
  • Reputazione esterna: link e citazioni da siti del settore, recensioni, presenza sui portali che i tuoi clienti usano davvero.
  • Ricerca locale: il Profilo dell'attività su Google, se hai una sede o servi una zona precisa. Ne parliamo nella guida alla local SEO.
  • Misurazione: Search Console e Analytics collegati alle conversioni che contano per te, cioè contatti, richieste di preventivo, vendite.

L'ordine conta. Prima si verifica che le pagine importanti siano scansionate e indicizzate, poi si decide quale pagina risponde a quale ricerca, poi si migliorano i contenuti. Partire dagli articoli del blog su un sito che Google legge male significa investire su pagine che rischiano di non comparire.

Quali consigli SEO puoi smettere di seguire?

Molte regole che circolano sono superate. Google stessa le elenca nella sua guida introduttiva alla SEO tra gli aspetti su cui non soffermarsi:

  • il meta tag keywords, che la Ricerca Google non usa;
  • un numero minimo o massimo di parole, perché la lunghezza da sola non conta;
  • la «penalizzazione» per contenuti duplicati: lo stesso testo raggiungibile da più URL non causa azioni manuali, mentre copiare i contenuti di altri siti è un altro discorso;
  • la parola chiave ripetuta, che anzi è una violazione delle norme sullo spam;
  • le parole chiave nel dominio, che hanno un effetto quasi nullo sul ranking;
  • l'ordine perfetto degli heading, che aiuta gli screen reader ma per la Ricerca non fa differenza;
  • l'E-E-A-T come fattore di ranking: Google scrive chiaramente che non lo è, anche se descrive bene cosa rende affidabile un contenuto.

Cosa cambia con AI Overview e AI Mode?

Per Google meno di quanto si legga in giro. Le funzionalità di AI della Ricerca non prevedono ottimizzazioni speciali: per comparire come link di supporto una pagina deve essere indicizzata, idonea a essere mostrata con uno snippet e il sito non deve essere escluso dal controllo dell'AI generativa di Search Console, che per impostazione predefinita include tutti i siti. Nella stessa pagina Google sostiene che i clic provenienti dai risultati con AI Overview siano di qualità superiore, con persone che restano più a lungo sul sito.

Le visite che arrivano da questi riquadri sono conteggiate nel traffico della Ricerca in Search Console. Farsi citare da ChatGPT o Perplexity, che usano crawler propri, richiede qualche accorgimento in più: lo trovi nella guida alla GEO.

Quanto tempo serve per vedere un effetto?

Non c'è una risposta valida per tutti, e Google lo dice apertamente: alcune modifiche vengono recepite in poche ore, altre richiedono diversi mesi. Il consiglio è aspettare qualche settimana prima di giudicare un intervento, sapendo che non ogni modifica produce un effetto visibile.

Il percorso si allunga se il sito ha problemi di scansione, se è nuovo e pochi siti lo citano, o se il settore è pieno di concorrenti solidi. Si accorcia quando si lavora su pagine che Google già mostra ma che vengono cliccate poco: title più chiari e contenuti più completi agiscono su una base che esiste già.

Se ti servono contatti subito, la SEO da sola non basta: quando conviene affiancare la pubblicità lo spieghiamo in SEO o Google Ads. Tieni presente che le due cose restano separate, perché secondo Google la pubblicità non produce alcun effetto sulla presenza del sito nei risultati organici.

Puoi farla da solo o ti serve un'agenzia?

Dipende dal sito e dagli obiettivi. Google scrive che chi gestisce una piccola attività locale può fare da sé gran parte del lavoro partendo dalla guida introduttiva, e che l'aiuto di un professionista vale di più quando si rifà il sito o se ne lancia uno nuovo. Un sito con molte pagine, un e-commerce o un settore competitivo richiedono invece competenze tecniche e di contenuto che raramente stanno in una sola persona.

Se decidi di farti affiancare, confronta le proposte con le domande della nostra guida su come scegliere un'agenzia SEO. Il primo passo pratico è capire in quale fase si ferma oggi il tuo sito: la nostra agenzia SEO parte da lì, dai dati di Search Console, prima di qualsiasi proposta.

Domande frequenti

Fare pubblicità su Google aiuta il posizionamento organico?

No. Google scrive che la pubblicità non produce alcun effetto sulla presenza del sito nei risultati di ricerca organici e che non accetta denaro per includere o posizionare i siti. Annunci e SEO si possono affiancare, ma restano due canali separati.

Serve pubblicare articoli ogni settimana per salire su Google?

Non esiste una frequenza premiata di per sé. Google sconsiglia di aggiungere o togliere contenuti solo per far sembrare il sito aggiornato e di cambiare le date senza modifiche sostanziali. Conta che ogni pagina sia utile per chi la legge.

Quanto deve essere lungo un contenuto per posizionarsi?

Google dice che non esiste una lunghezza minima o massima che favorisca il ranking. Un testo deve essere lungo quanto serve a rispondere bene alla domanda di chi cerca, senza riempitivi.

La SEO è un lavoro che si fa una volta sola?

Una parte sì, come le correzioni tecniche e la struttura del sito. Un'altra parte continua nel tempo, perché cambiano le ricerche dei clienti, i concorrenti e i sistemi di Google, e i contenuti vanno aggiornati quando le informazioni invecchiano.

Articolo a cura diPietro Previtali

Fondatore di My Web Lab, web agency con sede a Segrate (Milano): oltre 150 progetti tra siti su misura, e-commerce e web app. Rivede ogni guida del blog prima della pubblicazione.

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