Fare SEO per un e-commerce vuol dire prima di tutto decidere quali pagine Google deve trovare e quali no. Le categorie intercettano ricerche generiche come "scarpe da trail donna" e le schede prodotto rispondono a chi cerca un modello preciso, mentre le pagine create da filtri e ordinamenti, se lasciate libere, moltiplicano gli indirizzi senza portare visite. Per questo la struttura viene prima dei testi: Google deve arrivare a ogni prodotto seguendo i link e capire quale versione di ogni pagina indicizzare.
Come organizzare il catalogo perché Google lo trovi tutto?
Google deduce l'importanza delle pagine dai link che le collegano, non dalla forma degli indirizzi. La guida di Google sulla struttura dei siti di e-commerce chiede di collegare menu, categorie, sottocategorie e prodotti con normali link HTML e ricorda che Googlebot non usa la casella di ricerca interna. Un prodotto raggiungibile solo cercandolo rischia di non essere mai trovato.
Google suggerisce anche di dare più link ai prodotti che contano, dalla home page o dagli articoli del blog, perché più link interni riceve una pagina, più importanza relativa acquista. Negli indirizzi usa parole descrittive, per esempio /scarpe-trail-donna/ invece di /cat?id=327, e parametri nel formato chiave=valore, come raccomanda la guida sugli URL per l'e-commerce.
Nello store Shopify di Aqatech, che vende prodotti per termoregolazione e trattamento dell'acqua, abbiamo potenziato la ricerca interna per marca, modello e codice articolo. Serve a chi compra; per Google, però, ogni prodotto deve restare raggiungibile anche dalle categorie.
Quali ricerche affidare a categorie, prodotti e blog?
Ogni tipo di pagina risponde a un tipo di ricerca. Le categorie servono per le ricerche generiche con intenzione d'acquisto, come "zaini da trekking"; le schede per i modelli precisi; gli articoli del blog per le domande di chi deve ancora scegliere, come "come scegliere uno zaino da trekking". Se due pagine inseguono la stessa ricerca, finiscono per farsi concorrenza.
Per questo una categoria con la sola griglia di prodotti spiega poco, a Google e al cliente. Un testo breve che aiuta a scegliere, per esempio le differenze tra i modelli o come orientarsi tra misure e materiali, serve a entrambi. Non esiste una lunghezza giusta: conta che risponda a una domanda vera e che non sia un elenco di parole chiave ripetute. Collega poi la categoria alle sottocategorie e alle guide del blog che la riguardano, perché sono i link interni a dire a Google quali pagine contano di più.
Filtri e ordinamenti: quali pagine lasciare a Google?
Ogni combinazione di filtri (colore, taglia, prezzo, marca) crea un nuovo indirizzo. Nella guida sulla navigazione per facet Google spiega che questi URL possono diventare potenzialmente infiniti: il crawler spreca tempo su pagine inutili e scopre più lentamente quelle nuove.
Le strade sono due. Se non ti serve che le pagine filtrate compaiano su Google, bloccane la scansione con il file robots.txt, oppure gestisci i filtri con i frammenti dell'URL (la parte dopo il simbolo #), che Google ignora; canonical e nofollow, avverte Google, funzionano meno bene nel lungo periodo. Se invece alcune combinazioni corrispondono a ricerche reali, trattale come pagine vere: filtri sempre nello stesso ordine, separatore standard &, e un codice 404 quando la combinazione non ha prodotti.
Nella pratica conviene trasformare le poche combinazioni con ricerche reali in categorie o pagine dedicate, con titolo e testo propri, e tenere fuori dall'indice tutte le altre.
Paginazione e pulsante carica altro: cosa vede Google
Un'impostazione da evitare è indicare come canonica la prima pagina di ogni elenco di prodotti. Google chiede il contrario: nella guida sull'impaginazione raccomanda di dare a ogni pagina della sequenza il proprio URL canonico e di collegare ogni pagina alla successiva con link normali.
Attenzione anche allo scorrimento infinito e ai pulsanti carica altro. Googlebot non clicca i pulsanti, quindi i prodotti caricati solo in quel modo possono sfuggirgli. Se usi questi schemi, affianca pagine numerate raggiungibili con link oppure fai in modo che tutti i prodotti siano nella sitemap o nel feed di Google Merchant Center, due soluzioni indicate proprio da Google.
Varianti di colore e taglia: una pagina o tante?
Google chiede che ogni variante sia identificabile da un indirizzo distinto, con un segmento del percorso (/t-shirt/verde) o con un parametro (/t-shirt?colore=verde); se usi parametri facoltativi, l'URL canonico è quello senza parametro, come spiega la guida sugli URL per l'e-commerce. Per descrivere il legame tra le varianti esistono dati strutturati appositi, ProductGroup e Product, illustrati nella guida alle varianti di prodotto.
Tradotto: una scheda che cambia foto e prezzo quando scegli il colore va benissimo per chi compra, purché ogni variante abbia comunque il suo indirizzo e Google capisca qual è la pagina principale del prodotto.
Cosa scrivere in una scheda prodotto?
Un problema frequente è la descrizione copiata dal fornitore, identica su decine di siti. Google chiede contenuti originali e utili alle persone, come spiega la guida sui contenuti utili, affidabili e pensati per le persone. Per una scheda prodotto vuol dire rispondere alle domande di chi sta per comprare.
- Titolo con marca, modello e caratteristica principale, diverso da quello dei prodotti simili.
- Descrizione originale: a cosa serve, per chi è, come si usa, cosa lo distingue dai modelli vicini.
- Specifiche tecniche in elenco, con misure e materiali che il cliente mette a confronto.
- Spedizione, resi e garanzia spiegati vicino al pulsante d'acquisto.
- Foto da più angolazioni, con nomi file descrittivi e un testo alternativo che descrive l'immagine, come indica la guida di Google sulle immagini.
- Recensioni reali e, se pubblichi guide o confronti, prove concrete di come hai usato il prodotto, secondo le indicazioni di Google sulle recensioni.
Anche title e meta description devono cambiare da pagina a pagina. Google sconsiglia i titoli ripetuti o con lo stesso testo di contorno (link dei titoli) e, per i cataloghi grandi, considera appropriato generare le meta description in modo automatico a partire dai dati della singola pagina (meta descrizioni).
Una scheda lenta perde visite prima ancora di essere letta: gallerie di immagini, script e selettori di varianti pesano sui tempi di caricamento. Le soglie da tenere d'occhio sono spiegate nella guida ai Core Web Vitals.
Dati strutturati e Merchant Center: prezzo e disponibilità nei risultati
I dati strutturati Product non sono un requisito per comparire su Google, ma aiutano a capire prezzo, disponibilità e spese di spedizione e rendono la pagina idonea ai risultati arricchiti. Il feed caricato su Google Merchant Center dà un controllo in più ed è necessario per comparire nella scheda Shopping, come spiega la guida su come condividere i dati di prodotto con Google.
Tieni allineati sito, dati strutturati e feed. Quando un prodotto va esaurito il sito si aggiorna subito, il feed spesso no. Google indica le incoerenze su prezzi e disponibilità come una causa comune di problemi di sincronizzazione, e Merchant Center può aggiornare in automatico i dati leggendoli dal sito.
Prodotti esauriti o fuori catalogo: cosa fare con quelle pagine
Se il prodotto tornerà disponibile, lascia la pagina online e segnala lo stato nei dati strutturati, dove Google prevede valori come OutOfStock (non disponibile al momento), PreOrder o Discontinued, elencati nella guida ai dati strutturati per le schede del commerciante.
Se il prodotto è uscito di catalogo e ha un successore diretto, un reindirizzamento permanente verso il nuovo modello conserva utenti e segnali. Se non c'è un equivalente, la pagina può restituire 404 o 410. Evita di reindirizzare tutto alla home page: Google lo sconsiglia anche nella guida agli spostamenti di siti, e lo stesso vale quando cambi piattaforma, come spieghiamo nella guida alla migrazione di un e-commerce. Una categoria rimasta vuota, invece, va esclusa dall'indice con noindex o, se sparisce dalla navigazione, può restituire 404.
Se stai costruendo o rifacendo il negozio, conviene impostare questa struttura prima di caricare i prodotti, ed è il modo in cui lavoriamo nella realizzazione e-commerce. Se il catalogo è già online e non sai quali pagine tenere nell'indice, la nostra agenzia SEO parte da un audit SEO su filtri, varianti e pagine indicizzate.
Domande frequenti
Conviene far indicizzare le pagine dei filtri?
Solo le combinazioni che corrispondono a ricerche reali, trasformate in pagine con titolo e testo propri. Le altre è meglio escluderle dalla scansione, per esempio con il file robots.txt, così Google dedica il suo tempo alle pagine che contano.
Posso usare le descrizioni fornite dal produttore?
Puoi partire da lì per i dati tecnici, ma la descrizione dovrebbe aggiungere qualcosa: a chi serve il prodotto, come si usa, in cosa differisce dai modelli simili. Un testo identico a quello di decine di altri negozi non dà a Google motivi per preferire il tuo.
I dati strutturati fanno salire nel posizionamento?
Non sono un requisito per comparire su Google. Servono a far capire meglio prezzo, disponibilità e spedizione e rendono la pagina idonea ai risultati arricchiti con le informazioni sul prodotto.
Cosa faccio con un prodotto esaurito?
Se tornerà disponibile, lascia la pagina online e segnala che è esaurito nei dati strutturati e nel feed. Se è uscito di catalogo, reindirizza al modello che lo sostituisce oppure lascia che la pagina restituisca un errore 404 o 410.
Il pulsante carica altro danneggia la SEO?
Può farlo, perché Googlebot non clicca i pulsanti. Se lo usi, affianca pagine numerate raggiungibili con link normali e inserisci tutti i prodotti nella sitemap o nel feed di Merchant Center.





