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Brand guidelines: cosa includere e come strutturarle (con esempi)

Le brand guidelines sono il manuale d'uso della tua identità. Scopri cosa devono contenere e come strutturarle in modo che vengano davvero usate.

Tempo di lettura: 14 min

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Brand guidelines: cosa includere e come strutturarle (con esempi)

Le brand guidelines (o brand book) sono il documento che raccoglie tutte le regole di utilizzo dell'identità visiva e comunicativa di un brand: come si usa il logo, quali colori sono autorizzati, quali font si usano e come, quale tono di voce adottare nei testi. Il loro scopo è garantire coerenza in tutto ciò che l'azienda produce, oggi e in futuro.

Perché le brand guidelines vengono spesso ignorate

Molte aziende hanno un brand book ma non lo usano. Il motivo più comune è che il documento è troppo lungo, troppo vago o troppo difficile da consultare. Brand guidelines efficaci devono essere concise, pratiche e immediatamente applicabili — non un PDF di 80 pagine che nessuno aprirà mai.

Nei progetti che seguiamo a Milano, la domanda che poniamo sempre prima di strutturare le guidelines è: chi le userà? Un grafico interno ha bisogno di specifiche tecniche dettagliate. Un responsabile marketing ha bisogno di capire i principi per poterli applicare a contesti nuovi. Un'agenzia esterna ha bisogno di file e template. Le guidelines ideali rispondono a tutte e tre.

Cosa includere: la struttura essenziale

  • Brand story e valori fondanti (½ pagina, non un romanzo)
  • Logo: versioni autorizzate, area di rispetto, dimensione minima, usi corretti e scorretti
  • Palette colori: codici HEX, RGB, CMYK, Pantone per ogni colore
  • Tipografia: font display e body, scale di testo, pesi autorizzati
  • Tono di voce: 3-5 principi con esempi di copy scritto bene e scritto male
  • Fotografia: stile visivo, soggetti autorizzati, composizione, post-produzione
  • Iconografia: libreria di icone, stile, griglia e dimensioni
  • Applicazioni: mockup su biglietto da visita, email, social cover, sito web

La sezione più spesso tralasciata — e invece più preziosa — è quella degli usi scorretti del logo. Mostrare esempi espliciti di cosa non fare (deformazioni, colori non autorizzati, aggiunte non approvate) riduce drasticamente gli errori nelle applicazioni pratiche.

Formato: PDF statico o sistema di design interattivo?

Il PDF era lo standard fino a pochi anni fa. Oggi, per brand con team digitali o agenzie esterne coinvolte, lo standard è un sistema di design in Figma con stili condivisi, componenti e annotazioni. Chiunque ha accesso al file Figma può rispettare il brand senza dover consultare un documento separato.

Dalla nostra esperienza nella comunicazione con clienti di medie dimensioni, il formato ideale è un ibrido: PDF sintetico (10-20 pagine) per una panoramica rapida + file Figma con il sistema di design completo per chi lavora sul digitale.

Come rendere le guidelines davvero usabili

Le guidelines più usate che abbiamo prodotto hanno tre caratteristiche comuni: sono visive (mostrano più di quanto spiegano), sono concrete (ogni regola ha almeno un esempio applicato), e sono strutturate per permettere ricerche rapide (indice chiaro, sezioni brevi, codici colore copiabili). Un documento che le persone aprono quando ne hanno bisogno è infinitamente più utile di uno studiato ma non consultato.

Una tecnica che funziona bene è includere una pagina di "quick reference" all'inizio: un'unica pagina con logo, palette, font e claim. Questa pagina viene estratta e condivisa con chiunque debba produrre materiali in modo rapido, come una cheat sheet del brand.

Brand guidelines per PMI: quanto devono essere dettagliate?

Una startup con 5 persone non ha bisogno di un brand book da 60 pagine. Ha bisogno di un documento di 8-12 pagine con le regole essenziali che chiunque può capire e applicare in autonomia. La complessità delle guidelines deve essere proporzionale alla complessità dell'organizzazione.

Le guidelines crescono nel tempo: si inizia con un documento base e si aggiungono sezioni man mano che il brand si espande su nuovi canali o media. Non è necessario avere il documento perfetto dal giorno uno — è necessario avere qualcosa di utile che venga effettivamente usato.

Guidelines per il digitale: le sezioni aggiuntive nel 2026

Nel 2026 le brand guidelines per brand con forte presenza digitale includono sezioni specifiche che non esistevano nelle guidelines tradizionali: token di colore per light e dark mode, specifiche per le Open Graph image (le preview dei link sui social), stile delle micro-animazioni e delle transizioni UI, e linee guida per l'uso del brand nelle comunicazioni generate con AI.

Quest'ultima sezione — AI e brand — è diventata rilevante nell'ultimo anno: se l'azienda usa ChatGPT o altri tool AI per produrre contenuti, le guidelines devono specificare quali prompt riflettono il tono di voce corretto e quali output richiedono revisione umana.

Aggiornare le guidelines nel tempo

Le brand guidelines non sono un documento definitivo: vanno aggiornate quando il brand evolve, quando si aprono nuovi canali comunicativi (es. TikTok ha regole visive diverse da LinkedIn) o quando si introduce un nuovo prodotto o linea. Inserisci sempre il numero di versione e la data nel documento.

Vuoi vedere come strutturiamo le guidelines nei nostri progetti? Leggi l'articolo su brand identity o contattaci per un approfondimento. Se il tuo brand ha già un'identità ma vuole modernizzarla, scopri il servizio di branding.

Articolo a cura diMy Web Lab — Agenzia Web Milano

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